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Scenari di previsione a Parma: si attenua il calo del Pil regionale e provinciale, ripresa nel 2021 solo parziale

pubblicato il 27/10/2020 10:00, ultima modifica 05/11/2020 13:47

A fine ottobre valore aggiunto provinciale al -9,6%: soffrono ancora le costruzioni (-12,0%) e l’industria (-10,8%). I servizi si confermano a -9,2%, mentre l’agricoltura è a +0,8%

Ci si attende per il 2020 a Parma una caduta del valore aggiunto pari a -9,6 per cento (rispetto al dato di luglio -10,3 per cento), lievemente migliore del regionale -10,0 (- 10,6 a luglio) e italiano -9,8 (a luglio era -10,1). La ripresa sarà solo parziale nel 2021 (+7,8 per cento, maggiore del +7,1 regionale e +6,3 nazionale).

Nel 2020 si avrà comunque il buon risultato della crescita delle esportazioni (+1,8 percento) contro una media regionale in caduta del -11,5 e nazionale del -12,6 per cento). Nel 2021 la ripresa continuerà per le esportazioni (+8,3 per cento).

Nel 2020 saranno il valore aggiunto in particolare delle costruzioni (-12,0 per cento, erano -14,8 a luglio), rispetto ad un -11,3 regionale e -11,8 nazionale, quindi dell’industria (-10,8 per cento, erano -12,2 a luglio), rispetto ad un -13,7 regionale e -14,0 nazionale, che accuseranno il colpo più duro; ma anche nei servizi la recessione si farà sentire (-9,2 per cento, rispetto ad un -8,7 regionale e nazionale). Positivo invece il valore dell’agricoltura che su Parma segna una crescita del +0,8 per cento (era -0,8 in luglio), rispetto ad un +0,2 regionale e -2,9 nazionale.

Nel 2021 la ripresa (+7,8 per cento in media) sarà parziale, però in tutti i settori, in particolare più evidente nell’industria (+15,7 per cento, rispetto ad un +13,6 regionale e +13,4 nazionale) e nelle costruzioni (+11,7 per cento, rispetto ad un +12,2 regionale e +13,4 nazionale). Nei servizi un po’ inferiore, ma sempre positiva (+3,8 per cento, rispetto ad un +4,4 regionale e 4,2 nazionale).

Nel 2020 gli effetti della pandemia condurranno a una sensibile riduzione delle forze lavoro (-1,2 per cento, rispetto ad un -1,4 regionale e -2,2 nazionale) e dell’occupazione (-2,1 per cento, in linea coi dati regionale e nazionale), per la fuoriuscita dal mercato di molti lavoratori, con un più contenuto aumento della disoccupazione (5,7 per cento, rispetto ad un 6,2 regionale e 9,8 nazionale).

Nel 2021 l’occupazione purtroppo non si riprenderà (+0,3 per cento, rispetto ad un 0,2 regionale e -0,1 nazionale) e aumenterà ulteriormente il tasso di disoccupazione (6,4 per cento, rispetto al 6,9 regionale e 11,3 nazionale).

 

A livello nazionale:

L’Italia ha vissuto la più grave fase di recessione dalla fine della seconda guerra mondiale e sono notevoli le incertezze relative alla solidità della ripresa. La crisi dovuta alla pandemia ha effetti asimmetrici sui settori economici, richiede un’ampia riallocazione dei fattori e comporterà notevoli effetti distributivi. Sarà cruciale l’ampiezza degli effetti sull’occupazione e sulla sopravvivenza delle imprese al momento del graduale venir meno delle misure adottate a sostegno delle attività produttive, dell’occupazione e dei redditi. Secondo le previsioni di Prometeia la recessione in Italia toccherà il 9,8 per cento nel 2020, nonostante il sostegno di ingenti interventi pubblici, i cui effetti agevoleranno una parziale ripresa nel 2021 (+6,2 per cento).

I consumi delle famiglie saranno sorretti dalle misure di sostegno al reddito e dalla bassa inflazione, ma risentiranno delle limitazioni conseguenti alla pandemia, della maggiore incertezza, delle condizioni del mercato del lavoro, della riduzione del reddito disponibile e di un maggiore risparmio cautelativo.

Caduta rapida degli investimenti che al termine del 2020 subiranno una perdita del 12,7 per cento, trascinata dagli investimenti industriali a fronte di una migliore tenuta di quelli in costruzioni. Sostenuti anche dai fondi NGEU, gli investimenti riprenderanno a crescere nel 2021 (+10,5 per cento), trascinati da quelli in costruzioni.

La pandemia ha fortemente colpito le esportazioni di merci e servizi, il turismo in particolare. Il 2020 dovrebbe chiudersi con un calo complessivo del 16,9 per cento. Nel 2021 Prometeia si attende comunque una ripresa dell’export complessivo del 15,4 per cento.

Gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro appaiono diseguali per tipologie di lavoratori e settori. Con l’impiego di misure a difesa dell’occupazione, tra cui la CIG, la pandemia ha determinato un crollo delle ore lavorate e una minore riduzione dell’occupazione. L’aumento dei disoccupati è stato più contenuto. In ogni caso sono molte le tipologie di lavoratori non protetti e un’ampia parte dell’aumento dei non occupati è andata scaricandosi direttamente in una temporanea uscita dal mercato del lavoro. La diminuzione delle forze lavoro ha ridotto il tasso di disoccupazione. A fine 2020 dovrebbe emergere una discesa dell’occupazione del 2,1 per cento e un tasso di disoccupazione al 9,8 per cento, quasi invariato rispetto allo scorso anno. Nel 2021 l’occupazione dovrebbe flettere solo lievemente (-0,1 per cento), ma con il ritorno sul mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione potrebbe salire all’11,3 per cento.

 

 

Dati di scenario formulati da Prometeia ed elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna ad ottobre 2020 per la provincia di Parma, corredati da informazioni sul quadro internazionale e sulle prospettive dell'economia italiana e regionale, per il triennio 2019-2021. Disponibili gli andamenti del valore aggiunto totale e per settore, delle esportazioni, dell'occupazione totale e per settore ed altri indicatori connessi.


Scarica il documento sugli scenari previsionali completi sull'andamento dell’economia parmense ad ottobre 2020 – Elaborazioni sistema camerale regionale su dati Prometeia con dati sul quadro mondiale, europeo, nazionale e regionale

 

 

 

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